Tusa celebra i cinquant’anni di sacerdozio di Don Antonino Amato

Sabato presso la chiesa madre di Tusa tantissimi fedeli hanno preso parte alle celebrazioni in onore di don Antonino Amato parroco del centro tusano che ha festeggiato il suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio. Don Antonino Amato, nato a Mistretta il 05/06/1939 è stato ordinato sacerdote il 21/07/1968 presso la chiesa madre del suo paese natio ed è da tanti anni parroco della Chiesa Maria SS Assunta di Tusa. A celebrare la funzione il vescovo della Diocesi di Patti mons. Guglielmo Giombanco, presenti anche moltissimi sacerdoti provenienti dalle varie parrocchie della diocesi pattese. A prendere parte alla funzione religiosa ovviamente anche le autorità civili e militari di Tusa con in testa il sindaco Luigi Miceli che ha voluto fare gli auguri a padre Amato per questo suo traguardo dei 50 anni di sacerdozio, ma ha anche ringraziato il sacerdote  per la sua attività di pastore della comunità tusana dimostrandosi sempre disponibile ad ascoltare le istanze dei propri fedeli e schierandosi accanto alla propria comunità sempre sia nei momenti felici che di difficoltà dimostrando vicinanza sia fisica che spirituale. La funzione è stata molto bella e suggestiva, animata con bravura dai componenti del coro della parrocchia di Tusa e padre Antonino Amato visibilmente emozionato e commosso ha voluto ringraziare tutti coloro che sono voluti essere presenti in questo giorno così importante, dai parenti, ai fratelli sacerdoti, al Pastore della Diocesi di Patti e ovviamente alla sua comunità di Tusa che con amore e affetto si è riversata in chiesa per essere vicina al suo pastore in questo suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio. Le celebrazioni comunque non si sono fermate alla santa messa, infatti subito dopo la funzione in piazza Mazzini la festa è continuata con il taglio della torta da parte di padre Nino Amato e la degustazione di altri dolci e torte tutti preparati dai fedeli tusani che hanno voluto così fare una gradita sorpresa al proprio parroco.

Giuseppe Cuva