Diocesi di Patti, la missione al centro del nuovo anno pastorale: “Prendiamo il largo e gettiamo le reti”
Fede, formazione, corresponsabilità e missione al centro dell’Assemblea Ecclesiale della diocesi di Patti
Redazione Telemistretta 7 Ott 2026 08:54
“Prendiamo il largo e gettiamo le reti. La missione come stile del vivere cristiano” è il titolo della lettera pastorale del Vescovo della diocesi di Patti monsignor Guglielmo Giombanco e sarà il tema del nuovo anno pastorale che avrà come icona la pesca miracolosa, tema approfondito nel corso dell’Assemblea Ecclesiale, che ha vissuto due momenti, uno a Rocca di Caprileone, nel salone “San Giovanni Paolo II” e uno a Patti nella Concattedrale “Santi Martiri del XX secolo”. Fede, audacia, formazione, corresponsabilità, missione sono stati i termini ricorrenti della due giorni, che ha visto la presenza di Sua Eminenza il cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino-Susa, il quale ha soffermato l’attenzione su “Radicati e costruiti in Cristo”, cioè le linee di orientamento per l’attuazione del documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia. Il cardinale Repole ha evidenziato “lo scollamento tra il Vangelo proclamato e celebrato e la vita” e come “il contesto culturale non sia più impregnato di valori cristiani e sia frammentato”. Da qui la necessità di “sinodalità, cioè camminare insieme a Cristo e verso Cristo. Questo in una realtà in cui la trasmissione della fede non è più naturale; anche per coloro che si dicono credenti la fede non è qualcosa di scontato, di automatico. Viviamo in un contesto di secolarizzazione, in cui manca la prospettiva della trascendenza, siamo tutti più fragili ed essere credenti è una sfida continua”. Diventa, allora, indispensabile “una formazione – prendere la forma di Cristo – che caratterizzi sempre la vita delle comunità cristiane e un ripensamento dell’iniziazione cristiana dei fanciulli, perchè spesso abbiamo l’idea che il Cristianesimo sia una cosa da bambino”.”La fede – ha concluso il cardinale Repole – è personale ma non individuale, per cui nella nostra epoca è fondamentale curare il nostro modo di essere credenti insieme, di essere comunità, in un contesto in cui non c’è più una cultura condivisa, c’è un individualismo che porta alla solitudine. Invece tutti siamo partecipi della missione ecclesiale, facendo nostre le parole di San Francesco: Annuncia il Vangelo sempre, qualche volta anche con le parole”.
Monsignor Guglielmo Giombanco ha presentato il cammino pastorale del nuovo anno, invitando ad avere “audacia e intraprendenza per percorrere strade inedite purchè il Vangelo risuoni in ogni cuore. Abbiamo bisogno di uno sguardo nuovo, quello della fede, per cogliere i germi di bene che ci sono”. “Occorre superare – ha proseguito – una pastorale di chiusura e aprirsi a tutti gli ambiti in cui la gente vive ogni giorno. I tanti altari che sono dentro le nostre chiese non devono farci dimenticare i tanti altari che sono fuori”. Il Vescovo ha rimarcato che “oggi abbiamo perso l’attitudine ad imparare, pensiamo dai sapere tutto. Invece in certi momenti bisogna fermarsi – che non significa staticità ma andare in profondità – e riflettere. Insistendo più volte sulla necessità di una formazione costante (ha anche avanzato delle proposte pastorali), monsignor Giombanco ha concluso: “L’audacia ci farà prendere il largo e permetterà che la pesca sia fruttuosa”.
Durante la Liturgia della Parola il Vescovo ha consegnato la Lettera Pastorale ai presbiteri, alle comunità parrocchiali e religiose e ai gruppi ecclesiali.