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Referendum giustizia, trionfa il No, PD e M5S: dalla Sicilia un segnale politico forte al governo

Opposizioni compatte: “Difesa della Costituzione e stop a una riforma sbagliata”. Nel mirino il governo regionale e nazionale

23 Mar 2026 18:35

Un risultato netto, oltre ogni previsione, segna il referendum sulla giustizia: il “No” si impone con forza in tutta Italia e in modo particolarmente marcato in Sicilia, dove in molte realtà i voti contrari alla riforma doppiano quelli favorevoli. Un esito che, secondo esponenti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, rappresenta non solo la bocciatura della proposta di riforma, ma anche un giudizio politico sull’operato dei governi regionali e nazionali.

Per Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del M5S Sicilia, si tratta di una vittoria delle ragioni dei Padri costituenti e dei cittadini: un responso che respinge tentativi di “smontare la Costituzione” e segna, a suo dire, un duro colpo per il centrodestra. Nel mirino finisce in particolare il presidente della Regione Renato Schifani, definito incapace e dannoso, mentre il voto viene interpretato come l’inizio di un percorso politico che potrebbe portare a un cambio di guida.

Sulla stessa linea anche Giuseppe Conte, citato come punto di riferimento della mobilitazione che ha attraversato il Paese nelle ultime settimane. Secondo l’europarlamentare Giuseppe Antoci, il risultato rappresenta un messaggio chiaro in difesa della legalità e della Costituzione, maturato grazie a un ampio coinvolgimento popolare. Un impegno che, sottolinea, dovrà ora tradursi in nuove iniziative legislative a livello europeo e nazionale per rafforzare gli strumenti anticorruzione.

Anche dal Partito Democratico arrivano letture politiche significative. Michele Catanzaro, capogruppo all’Ars, parla di un “No” che dalla Sicilia si trasforma in un segnale diretto contro il governo guidato da Giorgia Meloni, mentre il segretario regionale Anthony Barbagallo evidenzia come il risultato sia il frutto di una mobilitazione capillare sul territorio, con oltre cento iniziative in tutta l’isola.

Per le opposizioni, dunque, il voto non è solo una bocciatura tecnica della riforma della giustizia, ma un passaggio politico rilevante in vista delle prossime sfide elettorali, sia regionali sia nazionali. Un “avviso di sfratto”, come viene definito da più parti, rivolto al centrodestra e ai governi che lo rappresentano, in un contesto in cui il tema della legalità torna al centro del dibattito pubblico.