La fede nell’era dell’IA: il Convegno Catechistico della Diocesi di Patti tra tecnologia e volto umano
Si è concluso a Rocca di Caprileone il Convegno Catechistico dedicato alla trasmissione della fede nell’era dell’intelligenza artificiale
Redazione Telemistretta 23 Set 2026 15:36
“La trasmissione della fede nell’era dell’IA” è stato il tema del Convegno Catechistico della diocesi di Patti, organizzato dagli Uffici Catechistico, diretto da don Vincenzo Rigamo, dell’Insegnamento della Religione Cattolica, diretto da don Antonio Di Bella, e delle Comunicazioni Sociali, diretto dal professore Nicola Arrigo, presieduto dal Vescovo monsignor Guglielmo Giombanco, ospitato nel salone “San Giovanni Paolo II” della parrocchia “Nostra Signora di Czestochowa” a Rocca di Caprileone.
Il convegno ha coinvolto anche gli insegnanti di Religione Cattolica. Nelle riflessioni durante il momento di preghiera delle due giornate del convegno, monsignor Giombanco, prendendo spunto dal brano evangelico della pesca miracolosa, ha insistito sulla corresponsabilità nella Chiesa e sulla necessità di “trasformare la fede in fiducia e coraggio per la testimonianza evangelica”.
A sviluppare il tema del convegno è stato Fabio Valore, diacono permanente dell’Arcidiocesi di Catania e docente di Religione, che ha fatto riferimento ad alcuni numeri dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV. Egli ha evidenziato come “l’IA assume il volto di chi la usa, nel connubio tra responsabilità e libertà”. Ha, inoltre, messo in risalto che “la Chiesa non ha il compito di fermare la storia, ma di ricordare ciò che non è negoziabile: la dignità della persona”. Tutto questo ponendosi sempre la domanda se stiamo costruendo la Torre di Babele o la città in cui gli uomini e Dio abitano insieme. A tal proposito, Fabio Valore ha rimarcato l’importanza degli sguardi: “Quello che dici ti appartiene in maniera particolare, noi siamo responsabili dei volti che incontriamo, volti che l’IA non può offrire. L’IA ha sempre una risposta, non conosce l’errore e non ammette di non sapere. Sapere di non sapere è, invece, la forma più alta di ricerca dell’uomo e questo lo spinge a ricercare Dio”. “Ogni relazione, come sottolineava Romano Guardini, – ha detto ancora Fabio Valore – ha un attrito, cioè propone scontro, confronto, interazione che con l’IA non ci sono. La torre di Babele del nostro tempo è la tentazione di poter calcolare, tradurre e catalogare ogni cosa, perdendo il contatto umano”.
“Il Cristianesimo – ha concluso – fornisce la strada; non servono risposte o spiegazioni, come possono fare le macchine, ma presenza, conforto, ascolto. Dio non ci ha mandato un messaggio, ci ha mandato un Volto. La casa comune che dobbiamo costruire è quella in cui ognuno sia un volto e un altro risponda: ti vedo”.