Lettera pastorale vuota

“La perla di grande valore”, la lettera pastorale del vescovo Guglielmo Giombanco alla comunità diocesana di Patti

Durante l'assemblea ecclesiale diocesana a Tindari è stata consegnata la nuova lettera pastorale del vescovo Giombanco

6 Ottobre 2020 12:10

Ieri presso la basilica-santuario della Madonna del Tindari si è tenuta l’assemblea ecclesiale diocesana.

L’assemblea si è svolta seguendo le norme anti Covid e per questo sono state presenti circa 200 persone con la partecipazione di un numero ridotto di fedeli: i sacerdoti, un operatore pastorale di ciascuna delle 84 parrocchie, due suore di ciascuna Congregazione Religiosa, un rappresentante di ogni gruppo, movimento e associazione.

Durante questo importantissimo evento il vescovo mons. Guglielmo Giombanco ha consegnato alle comunità parrocchiali, ai gruppi, ai movimenti e alle associazioni  la nuova lettera pastorale: “la perla di grande valore”

Nella lettera pastorale – dice il vescovo – non ho dato indicazioni, perché capisco che ci sono incertezze e tutto può cambiare da un momento all’altro. L’obiettivo primario deve essere recuperare i passi perduti, impegnandoci a ripartire insieme, come comunità, perché non possiamo rimanere passivi”.

Monsignor Giombanco, per il nuovo anno pastorale, indica tre vie da intraprendere: “Riprendere le relazioni con le famiglie, perché si è un po’ perso il senso di appartenenza alla comunità. Bisognerà portare la Chiesa nelle famiglie perché diventino chiese domestiche. Ogni cambiamento nelle famiglie ha una ricaduta sulla comunità ecclesiale.”

Poi, ripartire con la catechesi ai ragazzi, perché senza ragazzi la comunità comincia ad agonizzare e non avrà futuro. Anche in questo caso bisognerà coinvolgere le famiglie, perché la formazione cristiana rientra nel loro impegno educativo. Dobbiamo rifuggire da una chiesa-museo.”

Infine, continuare con la solidarietà e con i gesti d’amore. Ci stiamo attrezzando per il sostegno economico, per le attività, per il reperimento di locali, perché la Chiesa è una famiglia e non può escludere chi ha bisogno, perché altrimenti cessa di essere madre. Da noi vengono persone mai viste prima, mi scrivono titolari di ditte ed imprese in grossissime difficoltà”.