Seduta Ars, Assemblea regionale siciliana

Sfiducia a Schifani, l’opposizione all’Ars attacca: “Governo al capolinea”

Catanzaro (PD) e De Luca (M5S) guidano l’affondo in Aula: tra fallimenti della giunta, scandali e maggioranza in frantumi, le opposizioni chiedono le dimissioni del presidente della Regione

2 Dic 2025 16:53

Nel giorno della mozione di sfiducia al presidente della Regione Renato Schifani, l’Aula di Palazzo dei Normanni si trasforma in un ring politico dove le opposizioni tracciano un confine netto: “Oggi tutti siamo chiamati a metterci la faccia”. A scandirlo è Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico, che apre il fronte contro il governo regionale definendo il voto “un momento di verità per i siciliani”. “Con questa sfiducia – afferma – i cittadini sapranno chi continua a sostenere un esecutivo ormai privo di credibilità e chi vuole davvero voltare pagina”.

Per Catanzaro, la stagione di governo di Schifani è già arrivata al capolinea: “Ha esaurito ogni ragione politica per restare in carica. Ha fallito non solo in quest’Aula, ma soprattutto fuori, tra i siciliani, ancora una volta mortificati da chi avrebbe dovuto rappresentarli”. Il capogruppo dem elenca le crepe di un esecutivo “sostenuto da una maggioranza divisa, attraversata da conflitti interni e segnata da risultati deludenti”: dalla sanità al nodo delle risorse europee, dall’agricoltura alla disoccupazione giovanile, fino agli ultimi scandali. “È il momento di scegliere con chiarezza chi è complice di questo governo”, conclude. “Noi vogliamo restituire alla Sicilia un esecutivo capace di affrontare le sfide lasciate irrisolte dal centrodestra”.

Se il PD sferra il colpo politico, il Movimento 5 Stelle affonda la lama con toni ancora più duri. Antonio De Luca, capogruppo M5S, chiude il suo intervento citando Oliver Cromwell: “In nome di Dio, andatevene”. Una frase che, spiega, riecheggia davanti a un Parlamento “corrotto e inconcludente”, come quello che nel 1653 Cromwell sciolse. “I motivi per chiedere le dimissioni di Schifani – dice – sono almeno mille. Ci sarebbero voluti giorni per elencarli tutti”.

De Luca parla di una legislatura “inefficace, inconcludente, costellata da scandali, indagati e imputati, una delle peggiori della nostra storia”. E respinge l’idea che la mozione sia un atto solo simbolico: “È un atto dovuto, una reazione etica davanti a un governo inefficiente, travolto da scandali e delegittimato dalle inchieste”. Per il capogruppo pentastellato, un risultato c’è già: “È riuscita a farle ritrovare la strada per Sala d’Ercole, presidente, dopo mesi in cui era sparito nonostante le nostre richieste”.

L’elenco dei fallimenti, secondo De Luca, è lungo: record negativi nella sanità, rete ospedaliera in affanno, dighe colabrodo e siccità cronica, campagne antincendio inadeguate, trasporti marittimi allo sbando, scuole fatiscenti, disabili lasciati soli. Non manca la stoccata finale: “Visto che ama i premi, gliene assegno uno io: ambasciatore dei proclami fasulli”. Una critica che richiama l’annuncio – rimasto sulla carta – dell’azzeramento delle liste d’attesa e la promessa di combattere la raccomandazione, “clamorosamente smentita dal caso Cuffaro”.

Nel clima infuocato dell’Ars, la mozione di sfiducia diventa così il simbolo di una profonda frattura politica. Anche qualora i numeri non dovessero bastare, le opposizioni rivendicano un messaggio chiaro: per loro, il governo Schifani ha già perso la fiducia della Sicilia.

“Ho ascoltato con attenzione gli interventi dell’opposizione. Sono state dette alcune cose meritevoli di riflessione. Serve un grande senso di responsabilità da parte di tutti, aldilà degli schieramenti. Stanno emergendo aspetti rilevanti che meritano approfondimento e scelte coraggiose”. Lo ha detto Vincenzo Figuccia, deputato questore della Lega all’Ars,  durante il dibattito in Aula sulla sfiducia al Presidente Schifani. “La giornata è lunga e non si possono escludere colpi di scena”.