Santa Lucia, luce di fede e tradizione: il 13 dicembre la Sicilia celebra la sua martire
Devozione, leggenda e antichi riti gastronomici si intrecciano il 13 dicembre in Sicilia, giorno dedicato a Santa Lucia, una delle sante più amate e venerate dell’Isola
Redazione Telemistretta 13 Dic 2025 12:31
Oggi in Sicilia è una giornata di grande festa, segnata da profonda devozione e da tradizioni secolari: si celebra Santa Lucia, vergine e martire, figura centrale della spiritualità siciliana.
Secondo la leggenda, Lucia fu denunciata come cristiana da un giovane innamorato di lei e respinto, in un periodo in cui l’imperatore Diocleziano aveva avviato una feroce persecuzione contro i cristiani nel IV secolo. Arrestata, venne condotta davanti a Pascasio, prefetto di Siracusa, che la sottopose a crudeli torture: trascinata da una coppia di buoi, cosparsa di pece bollente e gettata sulle braci ardenti. Poiché le fiamme non la consumavano, fu infine decapitata oppure, secondo un’altra versione, trafitta alla gola con un pugnale.
La figura di Santa Lucia è fortemente legata al simbolo della luce. La tradizione popolare racconta che durante le torture le furono strappati gli occhi, ma che la Santa li riacquistò miracolosamente, motivo per cui è venerata come protettrice della vista. È patrona di Siracusa, sua città natale, ma è molto amata anche in altri centri dell’Isola: a Belpasso come protettrice e a Mistretta, dove le immagini si riferiscono, come patrona della città.
Il 13 dicembre in Sicilia è anche una giornata ricca di tradizioni gastronomiche: sono banditi pane e pasta, sostituiti da pietanze a base di riso e grano. L’usanza nasce dal ricordo di una grave carestia terminata grazie all’arrivo improvviso di una nave carica di frumento, evento considerato miracoloso e attribuito all’intercessione di Santa Lucia.
Tra i cibi simbolo della giornata spiccano la cuccia e le arancine, chiamate anche arancini. La cuccia è il dolce per eccellenza della festa: una zuppa di grano lessato condita con vino cotto. Il nome potrebbe derivare da “cocciu”, chicco, oppure dal verbo “cucciari”, ovvero mangiare un chicco alla volta, a testimonianza di un rito che unisce fede, memoria e condivisione.