Erano imputati per violenza sessuale, assolti tre giovani di S. Stefano di Camastra
La Corte d’Appello di Messina ribalta le condanne di primo grado, evidenziando contraddizioni e lacune nell’impianto accusatorio
Redazione Telemistretta 3 Apr 2026 11:52
La Corte d’Appello di Messina ha assolto con formula piena – “perché il fatto non sussiste” – tre giovani originari di Santo Stefano di Camastra, imputati per violenza sessuale di gruppo aggravata nei confronti di una ragazza di origine rumena, all’epoca dei fatti minorenne.
La decisione, pronunciata il 1° aprile 2026, ribalta integralmente la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Patti, che aveva inflitto condanne severe. In primo grado, infatti, erano stati comminati sette anni e sei mesi di reclusione a Carmelo Alessandro Todaro e Alessio Pulvino, ritenuti autori materiali del reato, e sei anni a Marco Maria Pulvino, considerato concorrente morale. Una ricostruzione che la Corte d’Appello ha ora ritenuto non supportata da un adeguato quadro probatorio. Il collegio giudicante – presieduto dal dottor Sagone, con a latere le dottoresse Daria Orlando e Daniela Urbani – ha disposto, nel corso del giudizio di secondo grado, la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. In particolare, è stata eseguita una perizia sulla capacità a testimoniare della persona offesa, costituita parte civile, seguita da un nuovo esame della stessa. Elemento centrale della decisione è stato il lavoro difensivo condotto dagli avvocati Lucio Di Salvo, del foro di Patti, e Nino Favazzo, del foro di Messina. La difesa ha evidenziato criticità e incongruenze già emerse in primo grado, ma – secondo quanto riconosciuto dalla Corte – non adeguatamente valutate nella sentenza di condanna. Il nuovo esame del materiale probatorio ha restituito, secondo i giudici, un quadro caratterizzato da contraddizioni e zone d’ombra tali da non consentire di affermare la responsabilità penale degli imputati oltre ogni ragionevole dubbio. Da qui la pronuncia assolutoria con la formula più ampia.
Soddisfazione è stata espressa dai legali difensori. “È un risultato che restituisce fiducia nella giustizia – ha dichiarato l’avvocato Di Salvo – e soprattutto dignità a questi ragazzi, che per oltre sei anni hanno vissuto sotto il peso di un’accusa gravissima”.
Sulla stessa linea l’avvocato Favazzo, che ha sottolineato come il lavoro difensivo abbia messo in luce “le numerose incongruenze dell’impianto accusatorio, fondato essenzialmente sulle dichiarazioni della presunta vittima”.
La sentenza segna la conclusione di una vicenda giudiziaria lunga e complessa, che aveva suscitato ampia attenzione mediatica e profondamente inciso sulla vita degli imputati e delle loro famiglie. Con l’assoluzione definitiva, la Corte ha sancito l’insussistenza del fatto contestato, ponendo fine a un procedimento che per anni ha rappresentato un caso emblematico nel panorama giudiziario locale.
Lucio Volo