33 anni senza padre Pino Puglisi: il sorriso che la mafia non riuscì a spegnere
Oggi Palermo torna a ricordare quel sacerdote diventato simbolo di una Chiesa capace di stare nelle periferie e di trasformare la memoria in impegno
Redazione Telemistretta 15 Set 2026 15:38
Trentatré anni dopo, il nome di padre Pino Puglisi continua a parlare a Palermo e all’Italia.
Era il 15 settembre 1993, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, quando il parroco di Brancaccio venne assassinato dalla mafia sotto casa, in piazzale Anita Garibaldi. Un colpo di pistola alla nuca per fermare un sacerdote che aveva scelto di stare dalla parte dei ragazzi, delle famiglie e di chi voleva liberarsi dalla cultura della paura.
Puglisi aveva capito che la sfida alla mafia passava anche dall’educazione. Sottrarre i giovani al degrado e al reclutamento mafioso significava restituire loro la possibilità di scegliere. Per questo il suo lavoro pastorale diventò anche un impegno civile, fatto di ascolto, scuola, comunità e dignità.
La mafia lo uccise, ma non riuscì a cancellare il suo messaggio. Nel 2013 Pino Puglisi è stato proclamato beato come martire: la Chiesa lo riconosce come il sacerdote che, educando i ragazzi secondo il Vangelo, li sottraeva alla malavita.
Oggi Palermo lo ricorda con una celebrazione in Cattedrale presieduta dal cardinale Domenico Battaglia. E proprio a Brancaccio la memoria continua a tradursi in opere concrete per le nuove generazioni, come il progetto dell’asilo nido “I Piccoli di Padre Puglisi”.
Trentatré anni dopo, dunque, Puglisi non è soltanto un ricordo. È ancora una domanda rivolta alla città: quanto siamo capaci, oggi, di scegliere il coraggio al posto dell’indifferenza?
Una domanda che resta viva, nel quartiere dove tutto è cominciato.